Mag 14 2008
camera a sud
vinicio capossela, camera a sud
cuculo day
L’Eire ha beneficiato di un massiccio trasferimento di fondi, superando tutti in Europa e piazzandosi al primo posto nella classifica del benessere. Nel corso degli anni Ottanta e Novanta l’Irlanda ha ricevuto un volume di fondi dall’Unione europea pari a quelli che sono stati destinati al Sud Italia. Ma nel nostro Sud ancora la metà dei giovani al di sotto dei trentacinque anni sono disoccupati e la crescita è ferma allo 0 per cento. L’Irlanda invece è passata dal 20,4 % di disoccupazione del 1991 a solo il 4.3 % del 2006. Loro hanno fatto fruttare i soldi ricevuti dall’Europa, noi nel Mezzogiorno li abbiamo sperperati. Sicchè la questione meridionale rimane a tutt’oggi la più grande questione italiana.
Si dirà, come fa Mainardi: è inquietante ammetterlo, ma i comportamenti mafiosi li registriamo persino in natura. Ci sono degli uccelli chiamati appunto “mafiosi” che sono parassiti del nido. Sono dei cuculi della specie Clamator glandarius (cuculo dal ciuffo), mentre le loro vittime designate sono le gazze, Pica pica, quei simpatici uccelli bianchi e neri dalla lunga coda che incontriamo sempre più spesso nelle nostre campagne. Le uova dei cuculi vengono accettate dalle gazze perché i loro genitori ricorrono a vere e proprie minacce mafiose del tipo: statti accorto, se non accetti il mio uovo e non allevi mio figlio, io distruggerò la tua covata. Che poi è proprio quello che avviene alle gazze che resistono alle minacce. Quelle remissive, invece, pagando il singolare balzello, effettivamente godono della protezione mafiosa non subendo ulteriori fastidi. Ma, per passare alla mafia umana, facendo affondare insieme alla dignità dei singoli anche l’economia generale.
Salvatore Giannella
Nel pianeta circoscritto dall’immaginazione esiste un territorio sperimetrato, che comprende corpi e anime, fatto di superfici terracque o di profondità aerali: per comodità linguistica potremmo dare un nome senza cognome e chiamarlo Sud. Da tutti i lati dei suoi confini esiste soltanto Sud. Nessun Nord. Nessun Ovest. Nessun Est. La circolarità è il sintomo inguaribile di questo pianeta. Fino all’anello che si spezza, quello più forte che fa uscire dentro ed entrare fuori. Mischiale l’ossatura propria con l’altrui. Riavere la forza di pensarsi da sè. Come fosse pensiero meridiano ancora lontano. Da indicar con la mano. Sud che si licenzia dall’analisi illogica in cui la Storia lo ha relegato a complemento oggetto delle disquisizioni altrove costruite, per tornare soggetto e verbo di un proprio esistere autonomo. Le terre calpestate da piedi con scarsa coscienza affiorante offrono la visione del meretricio debole vestito da turismo legionario (eserciti caotici e rumorosi invadono le estati e i locali che risorgono per decapitare il capitale messo da parte nei restanti mesi dai vacanzieri) e da illegalità diffusa e mascherata. Nel mezzo esteso fra i due corni del dilemma resta il resto. La cittadinanza. Lentezza contrapposta alla legge dell’accelerazione universale. Persiane chiuse per vedere paesi fatti di sole. Case bianche d’ombra. Una specie di resistenza al conformismo che tutto plasma e tutto tenta. Ma non è difesa del margine. Isolitudine di una penisola assediata da due mari, in attesa di violentarla al primo lampo di sonno. Il suono della quiete in movimento. Un andare da fermi. Lo scirocco nella testa. Lo sviluppo fatto di vacuità fraintesa come diritto alla fosforescenza non può dimenticare le ossa della macchia mediterranea che spuntano nel verde casuale dell’erba. Il Sud abita nel futuro interiore. Anteriore. Nelle soste del frastuono. Nelle rughe dei vecchi usciti da una fotografica retorica dedicata al meridione. Nelle mani giunte del mare. Negli sguardi assolati e assoluti. Il Sud può diventare ciò che è quando tornerà ad essere ciò che sarà. Senza negare la fragorosa energia che già gli scorre dentro, nelle vene forse troppo sotterranee per farsi ascoltare. Ripartire da uno smarrimento di cose. D’altronde, per realizzare i propri sogni, la cosa più semplice da fare è una: svegliarsi.


5 Giugno 2008, ore 4:29
Purtroppo la mafia entra più d quanto non sembri nelle nostre vite.Non a caso ha un fatturato enorme,se non sbaglio è la prima azienda italiana come fatturato…
5 Giugno 2008, ore 4:43
E allora andiamocene tutti in Irlanda! che razza di discorsi.Si rimane qui a lottare contro l’indolenza meridionale e contro l’ignoranza dei nostri politici.
6 Giugno 2008, ore 12:24
Vaffancuculo day.
8 Giugno 2008, ore 13:04
La situazione del sud non dipende solo dalla mafia, ma dalle connivenze e dall’omertà dei cittadini che accettano di essere umiliati invece di alzare la testa e farsi rispettare come cittadini della repubblica.
11 Giugno 2008, ore 3:05
Poveri uccelli.Essere paragonati a noi italiani non dev’essere stato molto edificante.
Un saluto a tutti.
Max
11 Giugno 2008, ore 3:12
Povero sud.
12 Giugno 2008, ore 10:08
Vinicio sei grandeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
12 Giugno 2008, ore 12:51
Capossela è uno splendido esemplare di cervello pieno di scirocco.Adorabile quando è al quarto bicchiere.Mitico quando si lascia andare.Viva Vinicio.