Giu 28 2008
ricordando flaiano
Ennio Flaiano mi raccontò una storia per il cinema che non aveva scritto né, a quanto ne so, scrisse mai. Si svolgeva a Pescara alla fine dell’Ottocento. La storia dell’amicizia tra un farmacista e un fotografo: lo studio e la farmacia affacciavano sulla stessa piazza. La noia delle lunghe giornate d’inverno li spingeva a socializzare. Pescara d’inverno era insopportabilmente noiosa. Ah, potersene andare! Si ritrovavano ora nel negozio dell’uno, ora nel laboratorio dell’altro a parlare e sognare. Era il 1894. La curiosità li spingeva a sondare le conoscenze tecniche dell’altro: il fotografo si informava su certi acidi, il farmacista sul mistero delle immagini riprodotte da una camera oscura. Peccato che fossero immobili. Forse si sarebbe potuto inventare qualcosa che le animasse.
Cominciarono a studiare il mistero delle immagini in movimento. Tentarono fino a che riuscirono: arrivarono alla cinepresa (primordiale) e alla pellicola. Girarono i primi filmetti: l’arrivo del treno alla stazione di Chieti, l’uscita degli operai alla manifattura tabacchi di Pescara, il giardiniere distratto (che finisce per innaffiare se stesso).
Di corsa a brevettare quella invenzione: era il 14 febbraio 1895. Sogno realizzato. Adesso via verso la grande avventura: una scoperta così bisognava presentarla in una capitale importante. Parigi!
E partirono per la Ville Lumière con le valige piene di macchinar e di sogni. Felici.
E felici arrivarono a Parigi: è il 28 dicembre del ’95. Passano senza farci casi per boulevard des Capucines e non si fermano a leggere il cartellone appeso davanti al Grand Cafè: quella sera, primo spettacolo cinematografico offerto dai fratelli Louis e August Lumière (che avevano brevettato la loro invenzione il 13 febbraio, un giorno prima degli abruzzesi).
Il farmacista e il fotografo passano senza accorgersi di nulla. Felici proseguono per la loro strada.
“Ma è una storia tristissima!” obietti.
“No. Finisce prima. La tristezza semmai viene dopo”.
Era vero. Come quasi sempre.
Enrico Vaime, I cretini non sono più quelli di una volta, Aliberti editore
